Assange: la Gran Bretagna decide di non estradarlo negli USA
Lunedì 4 Gennaio 2020 la giudice Vanessa Baraitser dalla sede di Old Baley del Tribunale di Londra emetteva il verdetto contrario alla estradizione negli USA di Julian Assange, australiano di 49 anni, fondatore di WikiLeaks, con la motivazione espressa dalla stessa giudice che siamo di fronte “ad un uomo depresso e talvolta disperato, che ha sinceramente paura del suo futuro” e per evitare che la sua depressione possa portarlo al suicidio.
Da un processo ingiusto contro Assange, come quello a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi a Londra, è scaturita una sentenza che, a prima vista, sembrerebbe giusta, dato che si è escluso l’estradizione del giornalista negli USA, dove lo attenderebbe sicuramente una condanna a 172 anni di reclusione, in base alla legge statunitense sullo spionaggio, nota come Espionage Act, emessa nel 1917.
Il fondatore di WikiLeaks, campione della libertà di espressione che con le sue rivelazioni e la sua azione di hackeraggio ha pubblicato, dal 28 Novembre 2010, 251.000 documenti diplomatici statunitensi coperti dal segreto di stato, riservati dalle istituzioni statunitense, riguardanti la maggior parte operazioni militari segretissime in Iraq e in Afghanistan, che hanno rivelato la violenza gratuita delle truppe statunitensi e alleate nei confronti di popolazioni locali inermi, e che sono stati pubblicati in tutto il mondo da molti diffusi quotidiani, come dagli stessi statunitensi The New York Times e The Washington Post. Tra le efferatezze compiute dalle truppe statunitensi in Afghanistan, WikiLeaks denunciò al mondo l’assassinio perpetrato dall’esercito d’occupazione USA di due giornalisti di Reuters e questo risultò inaccettabile per il governo USA. I documenti resi di dominio pubblico da Assange erano in parte stati sottratti da file riservati nei computer delle alte sfere politico-militari degli USA dal soldato statunitense Bradley Edward Manning (oggi Chelsea Elizabeth Manning, dopo il cambio di sesso avvenuto legalmente nel 2014) che, negli USA, nell’Agosto 2013, è stato condannato a 35 anni di carcere, ma che è stato graziato il 17 Gennaio 2017, dall’allora presidente USA Obama, il quale commutò la sentenza riducendo la durata della condanna e spostando il termine della condanna al 2017, rispetto al 2045 del verdetto. Grazie a ciò l’ex-militare, ora Chelsea Elizabeth Manning, fu scarcerata il 17 Maggio 2017. Per Obama gli USA “non avrebbero mai potuto accusare Julian Assange di crimini relativi alla pubblicazione di documenti classificati senza criminalizzare il giornalismo investigativo”. Il 23 Maggio 2019, però, l’amministrazione Trump ha aggiunto ai 17 capi di imputazione, anche quello di spionaggio, che si rifà, come su citato, all’Espionage Act del 1917[1]. Legge utilizzata, non a caso, nel 1971, quando uscirono i Pentagon Papers, che documentavano i massacri e le torture dell’esercito USA durante la Guerra del Vietnam, rivelati dal giornalista Daniele Elisberg e pubblicati dal The New York Times e dal The Washington Post. Scarcerata nel 2017, dopo 7 anni e 4 mesi di prigione, Chelsea Elizabeth Manning ritornò in carcere l’8 Marzo 2019, per essersi rifiutata di testimoniare davanti al Grand jury contro WikiLeaks e il suo fondatore Julian Assange, uscendo nuovamente di prigione il 12 Marzo 2020, dopo un tentativo di suicidio[2] e dopo che il giudice ordinario confermò che la sua testimonianza davanti al Grand jury non era più ritenuta necessaria. Durante i suoi 7 anni e 4 mesi della sua prigionia, Chelsea Elizabeth Manning, è stata sottoposta a condizioni inumane, con trattamento crudele e degradante per le forme di detenzione con cui è stata trattata. Chelsea Elizabeth Manning era tenuta in isolamento per 23 ore al giorno, costretta a dormire con luce sempre accesa, controllata ogni 5 minuti, indossando un paio di pantaloncini, esponendo la pelle a diretto contatto con una coperta molto simile ad un tappeto e, durante la notte, veniva svegliata dalle guardie più volte. L’unica forma di esercizio consentito era di camminare in una piccola stanza per un’ora al giorno! In quel periodo di detenzione Chelsea Elizabeth Manning tenterà per ben due volte di togliersi la vita[3]. Le denuncie, fatte da più parti, sul trattamento disumano riservato a Chelsea Elizabeth Manning, costringeranno, nel Marzo del 2011, il portavoce del Dipartimento di Stato USA, R.J. Crowley a dimettersi. P.J. Crowley definì, di fronte alla stampa, Chelsea Elizabeth Manning un personaggio “ridicolo, controproducente e stupido”[4].
Nel verdetto del 4 Gennaio 2021, la giudice britannica si è detta convinta della buona fede delle autorità degli USA, che ne chiedono insistentemente l’estradizione, e della regolarità di un possibile processo ad Assange negli USA, ma ha motivato il suo verdetto solo per motivi umanitari, solo per mere ragioni di salute mentale dell’accusato, la cui condotta depressiva potrebbe indurlo al suicidio. La decisione del Tribunale di Londra è stata accolta dalle lacrime di Stella Morris, compagna di Julian Assange, madre dei suoi due figli, che, dopo la lettura della sentenza, è esplosa in lacrime e ha abbracciato Kristinn Hrafnsson, attuale direttore di WikiLeaks. Assange ha chiuso gli occhi al momento della lettura della sentenza e, subito dopo, è stato tradotto nel carcere di Her Majestic Prison Belmarsh, subito fuori Londra[5]. I suoi avvocati hanno fatto domanda che gli siano assegnati i domiciliari, proprio prendendo spunto dal suo labile stato di salute psichica, ma la Corte Distrettuale di Westminster, a Londra, ha respinto le richieste dei suoi legali e ha pure respinto il rilascio su cauzione presentato dai dirigenti di WikiLeaks. Le motivazione del netto rifiuto è stata giustificata sulla base delle precedenti violazioni delle condizioni di cauzione da parte dello stesso Assange, dato che in passato aveva usufruito il 16 Dicembre del 2010 della libertà provvisoria su cauzione, ma non l’aveva rispettata e dopo alterne vicende giudiziarie con il Regno Unito, per sottrarsi alla cattura con accusa di stupro della Svezia, (accusa poi archiviata il 19 Maggio 2017, in quanto gli elementi probatori non furono ritenuti abbastanza realistici per formulare una incriminazione che così è andata in prescrizione nel 2020), nel Giugno 2012, dopo aver avuto il diniego delle autorità britanniche al ricorso dei suoi legali contro il via libera all’estradizione in Svezia, violando palesemente i termini della libertà su cauzione, Assange scelse di rifugiarsi nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove rimase come rifugiato politico fino all’11 Aprile 2019, quando il neopresidente Lenin Moreno, con un voltafaccia senza precedenti, consegnò Assange alla polizia britannica, nonostante che Assange sin dal 12 Dicembre 2017 avesse ottenuto dal Presidente Rafael Correa la cittadinanza ecuadoriana e il governo diretto da Correa avesse cercato di dargli incarichi diplomatici, perché così potesse lasciare la Gran Bretagna e, grazie all’immunità diplomatica, potesse recarsi libero in Ecuador, dove, sin dal 2012, si erano trasferiti a vivere i suoi genitori e i suoi fratelli. Ma l’arrivo al potere di Lenin Moreno mutò completamente lo scenario e Assange fu venduto agli inglesi, dopo avergli reso la vita difficile negli ultimi mesi che era ospite nell’Ambasciata Ecuadoriana. Occorre altresì ricordare che successivamente, nel 2019, alcuni ecuadoriani, addetti all’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, scoprirono che durante i 7 anni della permanenza di Assange nell’Ambasciata dell’Ecuador, grazie ad una serie di sofisticati congegni spionistici audiovisivi, lo spionaggio inglese aveva spiato tutti i colloqui che Assange aveva trattenuto con i suoi avvocati e i vari dirigenti di WikeLeaks e tutto sembra sia accaduto all’insaputa del governo dell’Ecuador, allora diretto da Rafael Correa[6].
Con la rigida risposta della Corte Distrettuale di Westminster, ad Assange non resta che attendere 2 settimane in isolamento nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh per conoscere la decisione degli USA sul ricorso in appello. Il portavoce del Dipartimento di Giustizia degli USA, Marc Raimondi, ha ribadito di fronte alla stampa internazionale che “continueremo a chiedere la sua estradizione”[7]. L’appello contro la sentenza fatto da Washington potrebbe ipoteticamente riaprire il procedimento di estradizione e, per questo motivo, Assange deve restare a disposizione della magistratura in Gran Bretagna.
Il verdetto momentaneo di non estradizione negli Usa di Julian Assange ha molte interpretazioni. Intanto occorre ricordare che la campagna internazionale per la sua liberazione ha visto l’adesione di tanti cittadini di ogni latitudine, ha visto molte personalità politiche e del mondo accademico e del giornalismo internazionale chiedere a gran voce la liberazione del giornalista australiano. La popolarità di Assange è ancora molto alta in gran parte della opinione pubblica mondiale. Questa incessante campagna di solidarietà nei confronti di Assange ha senz’altro influenzato in un certo qual modo la sentenza. Ricordiamo inoltre che Assange, nel periodo che era rifugiato nell’Ambasciata dell’Ecuador, ha reso pubblici ben oltre 30.000 email e documenti ricevuti e inviati tra il 2010 e il 2014 da Hillary Clinton, Segretaria di Stato dell’Amministrazione Obama. Tra queste email ce n’è una del 2011 che è molto importante ed ha avuto un certo impatto sull’opinione pubblica mondiale. Si tratta dell’email dove si rivela, senza mezzi termini, il vero motivo della guerra Nato alla Libia di Gheddafi, guerra voluta soprattutto dai governi di USA e Francia: impedire che Gheddafi usasse le riserve auree della Libia per creare una moneta pan-africana, alternativa e fortemente concorrente al dollaro americano e al Franco dell’Africa Occidentale, moneta imposta dalla Francia a 14 stati africani, ex colonie francesi[8]. Insieme a questa importante email Assange ha portato alla luce decine di migliaia di documenti e di video che testimoniano ampiamente i veri scopi imperialisti, di dominio e ruberia di tante missioni di guerra contro presunte dittature, che in realtà erano vere e proprie guerre di rapina, compiute con massacri e violenze inaudite, anche contro popolazioni inermi. WikiLeaks ha mostrato i video di stragi di civili in Iraq, in Afghanistan e in altre parti del mondo, mostrando il vero e terribile volto della guerra imperialista, condotto sotto le insegne della Nato. Mentre sino alla guerra del Vietnam le denuncie di massacri erano fatte dai giornalisti e fotoreporter indipendenti, oggi invece il giornalismo è fortemente controllato e solo ai ruffiani e ai lacchè del potere è concesso andare al fronte, e il giornalismo è così inquadrato, sotto il controllo dei comandi militari e comunica solo ciò che i comandi militari gli suggeriscono. Oggi, solo il giornalismo di inchiesta promosso da WikiLeaks, che viola le stanze segrete dei gruppi di potere che stanno dietro a chi manovra gli eserciti, ha potuto informare l’opinione pubblica delle trame di queste forze. Naturalmente questo nuovo tipo di giornalismo è molto più rischioso, perché si mette contro l’omertà che prevale nell’informazione, ma è anche più seguito perché più vicino alla verità. Per questo assistiamo all’accanimento giudiziario sia contro Assange, sia contro Chelsea Elizabeth Manning, perché sono colpevoli di aver svelato all’opinione pubblica tutta la cortina di falsità sulle guerre umanitarie, svelando al mondo il volto terribile della guerra imperialista, con le sue distruzioni e i suoi massacri di cittadini innocenti.
Alla base di questa sentenza, che apparentemente sembra voler venire incontro ad Assange, in realtà potrebbe essere un’arma a doppio taglio, se, fra due settimane, venisse accettato l’appello degli USA, e si concedesse l’estradizione. In questa sentenza entrano in gioco le relazioni diplomatico-politiche tra Gran Bretagna e USA, con lo stato europeo alle prese attualmente con la pandemia Covid19 molto forte, un’economia a rilento, che risente anche della separazione con l’Unione Europea e dall’altra la concorrenza cogli stessi USA, che da qualche anno hanno rivelato attriti impensabili sino a qualche decennio fa. Quindi il caso Assange non dipende da lui, né dall’abilità dei suoi avvocati o dalla giudice che lo deve giudicare, ma dall’importanza che riveste la stessa figura di Assange, sia come capo espiatorio, sia come leader per l’opinione pubblica mondiale di un giornalismo libero, indipendente e di denuncia. E dipende ancor di più dalle relazioni e dal gioco politico tra due stati amici-nemici, quali sono oggi USA e Gran Bretagna. La partita in ballo è la loro credibilità di fronte ad un’opinione pubblica ormai disillusa, che dalla caduta dell’Est sovietico, e con i recenti avvenimenti di Washington, non crede più nella propaganda imperialista, nelle bugie sulle sue guerre umanitarie e sta affannosamente cercando una strada per l’umanità, già scossa da questa pandemia inarrestabile. Di fronte a tutto ciò, la partita per Assange non è finita e, presumo, ma spero di sbagliarmi, si farà ancora più dura, perché l’imperialismo non perdona chi ha tolto il velo e ha mostrato in faccia al mondo tutto il suo orrore di morte e distruzione. Per questo dobbiamo dimostrare tutta la nostra solidarietà ad Assange, perché nell’isolamento del carcere di massima scurezza di Belmarsh non si senta solo e trovi le forze per resistere e continuare a lottare, perché il suo esempio sia di monito a tutti e non sia gettato al vento il suo lavoro giornalistico di denuncia, ma anzi trovi altri 100, 1000 come lui che smascherino le bugie dell’imperialismo, per diffondere e rendere comune la verità, perché sia accessibile a tutti, per un mondo migliore.
Circolo Culturale Proletario di Genova
Gennaio 2021
[1] Questa decisione del governo Trump venne criticata da alcuni quotidiani statunitensi come The New York Times e The Washington Post. Vedi a questo proposito The U.S. says Juliamn Assange is no journalist. Here’s why that shouldn’t matter, da The Washington Post di Sabato 25 Maggio 2019; e le edizioni del The Washington Post e del The New York Times e The Hill di Venerdì 24 Maggio 2019.
[2] Vedi Il Fatto Quotidiano del 12 Marzo 2020.
[3] Vedi RaiNews, Barak Obama grazia Chelsea Manning, la talpa di WikiLeaks. Assage ringrazia (ma non si consegna), del 18 Gennaio 2017. Dal sito www.rainews.it.
[4] Vedi The Guardian del 13 Marzo 2011.
[5] Vedi l’articolo di Alessandra Rizzo, Schiaffo di Londra agli USA, Non estradiamo Assange, da Il Secolo XIX di martedì 5 Gennaio 2021.
[6] Vedi l’intervista alll’economista di fama mondiale Yanis Varoufakis di A. Mauro su Huffington Post del 12 Aprile 2019.
[7] Vedi l’articolo di Simone Pieranni, La Variante Inglese, da il manifesto di martedì 5 Gennaio 2021.
[8] Vedi articolo di Manlio Dinucci, Dietro il verdetto di Londra su Julian Assange, da il manifesto di martedì 5 gennaio 2021, pag.14.